mercoledì 9 gennaio 2019

Presidenza Ue della Romania: a caccia di coesione

Si apre tra i dubbi la presidenza della Romania del Consiglio dell'Ue. Il motto del governo romeno è "Europa della convergenza" ma il paese si presenta a questo importante appuntamento profondamente diviso 09/01/2019 - Mihaela Iordache A partire dal primo gennaio 2019 la Romania ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. Membro dell’Unione da dodici anni, la Romania per un semestre si prende carico di coordinare le attività dell’Ue in un periodo molto delicato, in particolare nei settori dell'economia e sicurezza ma anche per dossier sensibili quali Brexit, spazio Schengen, bilancio post 2020, immigrazione ed elezioni europee che si svolgeranno a maggio. Quattro le priorità dichiarate dalla presidenza romena che vuole contribuire ad un'Europa della convergenza, ad un’Europa più sicura, ad un'Europa come forte attore globale e ad un’Europa dei valori comuni. Secondo il primo ministro della Romania, Viorica Dăncilă: ”Non devono più esservi cittadini di primo rango e cittadini di secondo rango nell’Unione Europea. Occorre che vi sia accesso alle risorse dell’UE uguale per tutti i cittadini, in modo da consolidare l’Unione europea e il suo futuro”. Dubbi europei Emerge comunque un quadro complesso dove oltre ai dossier sensibili da gestire Bucarest si deve confrontare con una serie di dubbi da parte di istituzioni e partner europei. Tra le preoccupazioni emerse in questi mesi a Bruxelles vi sono innanzitutto quelle inerenti alla situazione politica, sociale ed economica instabile in Romania. Le istituzioni europee, a partire dal Parlamento, si sono più volte espresse con preoccupazione in particolare in merito alle riforme della giustizia fortemente volute dal governo in carica romeno e per lo stato di diritto nel paese. Per le stesse ragioni sono continue le polemiche tra esponenti del governo romeno e il presidente della Romania, Klaus Iohannis. Lo stesso presidente romeno il mese scorso dichiarava che la Romania non era pronta ad assumere la presidenza del Consiglio dell'Ue. Dal suo canto, il numero uno della Commissione europea, Jean Claude Juncker ha ribadito di recente che la Romania è preparata dal punto di vista tecnico ma allo stesso tempo ha tenuto a precisare che il governo di Bucarest non ha capito “cosa significhi presiedere i paesi dell’Ue”. “Perché – ha precisato Juncker - un’azione prudente necessita della disponibilità nell’ascoltare gli altri”. Da Bucarest la risposta è arrivata dal primo ministro della Romania, Viorica Dăncilă, già europarlamentare. A suo avviso la Romania è preparatissima tanto da aver anche scelto uno slogan ottimista per la sua presidenza: ”Coesione, un valore comune europeo”. Coesione di cui avrebbe certo bisogno anche la Romania. Viorica Dăncilă ha poi parlato di una Romania fortemente legata alle idee europee ed ha rassicurato sul fatto che la presidenza romena agirà per ridurre le differenze di sviluppo tra i paesi Ue, per l’accesso uguale ai benefici, per rimuovere i fattori che generano separazioni o gerarchie tra gli stati membri. Desiderio Schengen Intanto, per quanto la riguarda, la Romania si augura di essere ricevuta nello spazio Schengen. In dicembre il Parlamento europeo ha chiesto ufficialmente al Consiglio dell’Ue che la Romania e la Bulgaria vengano ammesse nello spazio Schengen. Bucarest ritiene di aver adempiuto da anni ai criteri richiesti, investendo nella sicurezza delle frontiere, e che ora manca solo il voto politico, unanime, del Consiglio dell'Ue. Ma anche su questo aspetto continuano a pesare le preoccupazioni nei confronti della Romania per quanto riguarda il modo in cui intende modificare le leggi sulla giustizia. L'Ue infatti non esita a contestare al governo guidato dai social-democratici l’adozione di misure che rischiano di indebolire la lotta alla corruzione ed a Bruxelles vi è la sensazione che, su questo aspetto, si stiano facendo passi indietro anziché in avanti. Fattore Dragnea Tra le modifiche pensate dai socialdemocratici all'attuale legislazione vi è anche un'amnistia, la cosiddetta misura “salva politici corrotti”, che salverebbe dal carcere in primis Liviu Dragnea, il presidente del Partito Socialdemocratico, considerato il primo ministro de facto del paese (a causa dei suoi problemi con la giustizia non ha potuto assumere la carica di premier ma “solo” quella del presidente della Camera dei Deputati). Per il PSD, Dragnea - accusato di fatti di corruzione con fondi dell’UE - sarebbe una vittima della giustizia romena. E all’inizio della presidenza romena è partita da parte di Dragnea anche una causa nei confronti della stessa Commissione europea. Secondo il sito della Corte europea di giustizia, ripreso dalla stampa romena, il leader del PSD avrebbe richiesto l’annullamento del rapporto OLAF (l’Organismo Antifrode dell’UE) che ha riscontrato frodi con fondi europei nel caso del dossier TEL Drum in cui è coinvolto proprio Dragnea. Le tensioni tra il PSD e Bruxelles sono in continuo aumento, soprattutto da quando i socialdemocratici hanno vinto, due anni fa, le elezioni politiche in Romania. Sovranismo Nel novembre scorso la Commissione europea aveva avvertito la Romania che si stava allontanando dai progressi registrati dalla sua adesione all’Ue soprattutto per quanto riguarda la lotta alla corruzione, lo stato di diritto e l’indipendenza della magistratura. Critiche respinte al mittente da parte dei politici di Bucarest che hanno richiamato la libertà di governare il paese secondo il programma di governo. Questi atteggiamenti hanno posizionato la Romania vicino al sovranismo dell’Ungheria di Viktor Orbán e della Polonia di Mateusz Morawiecki, due paesi sorvegliati da vicino da Bruxelles. Alle critiche di Bruxelles il governo romeno ha risposto con un discorso spesso euroscettico che alla fine ha portato alla diminuzione della fiducia dei romeni nelle istituzioni europee. Mentre la Brexit ha aumentato in genere l’apprezzamento degli europei rispetto all’appartenenza all’Unione, per quanto riguarda i romeni (“rinomati” nel passato per il loro euroentusiasmo) la dinamica è stata contraria. Secondo l’ultimo Eurobarometro, a settembre il 49% dei romeni trovava positiva l’appartenenza all’UE, una percentuale di 10 punti in meno rispetto ad aprile dell’anno scorso. Tutto in aumento La Romania e stata negli ultimi anni il paese europeo che ha registrato la più alta crescita economica. Nel terzo trimestre dell’anno scorso si è però registrato un rallentamento e la Romania con una crescita economica del 1,9% si è posizionata al secondo posto nell’Ue, alle spalle di Malta. Per mantenere le proprie promesse elettorali il governo ha aumentato stipendi e pensioni, misure che hanno inciso sull’inflazione (del 3,2% a novembre con il primato nell’Ue). L’anno nuovo inoltre è partito in forza con nuove tasse per rimpinguare le casse dello stato. Tra queste una tassa denominata “sull’avidità”: per tentare infatti di tenere il deficit pubblico sotto il 3% il governo ha introdotto una tassazione sugli utili delle banche. Nuove tasse anche per le aziende nel campo dell'energia e delle telecomunicazioni. Misure salutate con un crollo in borsa del 12% lo scorso 19 dicembre, perdendo tutto ciò che era stato guadagnato in un anno. Intanto uno studio della Banca Nazionale Romena (BNR), citato dalla stampa, ha segnalato che solo due banche “sopravviveranno” in Romania alla “tassa sull’avidità”. Intanto il governo romeno deve fare i conti con il difficile dialogo con il capo dello Stato, Klaus Iohannis e mettersi d’accordo su chi debba rappresentare il paese nel Consiglio europeo, visto che la Romania è una repubblica semipresidenziale. L’anno 2019 rappresenta una sfida importante per la Romania: non solo ha la presidenza del Consiglio dell'Ue ma si affronteranno anche elezioni europee e presidenziali. In ogni caso il 10 gennaio si aprirà ufficialmente la presidenza romena. Il programma prevede un concerto inaugurale all'Auditorium di Bucarest (Atheneul Roman), tenuto da rinomati musicisti romeni e dall'orchestra dell'Unione Europea, con artisti da tutti gli stati membri. Il giorno successivo si svolgerà un incontro comune di lavoro tra la Commissione europea e il governo di Bucarest. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Presidenza-Ue-della-Romania-a-caccia-di-coesione-191919

venerdì 23 febbraio 2018

Romania: attacco alla procura anti-corruzione

Il governo romeno prosegue senza indugio nella propria riforma della giustizia. Ed ora mette nel mirino la procuratrice anti-corruzione Laura Codruța Kövesi 23/02/2018 - Mihaela Iordache Nonostante le critiche, gli avvertimenti europei e le proteste di strada, il principale partito della Romania, il PSD (partito Socialdemocratico), va avanti con il proprio progetto di riforma della giustizia, fatta su misura – secondo l'opposizione – per i suoi membri indagati per corruzione. Ieri il ministro della Giustizia romeno Tudorel Toader ha chiesto la revoca dell'incarico alla procuratrice Laura Codruța Kövesi, a capo della procura anti-corruzione (Dna). Della lotta alla corruzione, la Kövesi è diventata un simbolo nel paese. Ma per il PSD il Dipartimento Nazionale Anti-corruzione da lei guidato da tre anni non farebbe altro che fabbricare dossier contro i socialdemocratici. In realtà, negli ultimi anni, la Romania ha fatto passi notevoli nella lotta alla corruzione, risultati apprezzati anche da Bruxelles che ora guarda con preoccupazione l'assalto del PSD alla giustizia, attraverso modifiche di legge e il tentativo di sottometterla al controllo politico. La quarantaquattrenne Laura Codruța Kövesi però intende continuare il proprio lavoro sino alla fine del suo mandato, cioè tra un anno. Il leader del PSD Liviu Dragnea – indagato e condannato per corruzione – non sembra però intenzionato a permetterglielo, convinto dell'esistenza di uno “stato parallelo” costituito da magistrati e uomini dei servizi segreti che darebbero la caccia a politici innocenti. Esecuzione pubblica Il discorso di ieri del guardasigilli è stato articolato in venti punti ed alcuni commentatori politici lo hanno definito “un'esecuzione pubblica” ed hanno evocato i tempi di Ceaușescu, dove c'era solo “chi era con noi e chi era contro di noi”, e i metodi operativi della Securitate, i famigerati servizi segreti del regime. Tra le varie cose di cui il ministro ha accusato la Kövesi anche quella di danneggiare l'immagine del paese: cosa possono pensare gli altri paesi vedendo che in Romania un così alto numero di politici è corrotto? Cosa possono pensare – verrebbe da aggiungere – di un politico come Liviu Dragnea che ha cambiato tre primi ministri in un anno e che dopo molti anni di governo della contea di Teleorman non è riuscito a ridurvi la povertà dilagante, utile solo a raccogliere voti quando i socialdemocraici promettono aumenti di stipendi e di assistenza sociale? Per strada A qualche ora dal discorso del ministro della Giustizia che ha chiesto la revoca della procuratrice Laura Codruța Kövesi, circa 1000 persone sono scese in strada a Bucarest a suo sostegno e altre centinaia nelle altre grandi città del paese. Si prevedono altre manifestazioni nei prossimi giorni, nonostante la neve che sta ricoprendo in queste ore la capitale romena. Da quando ha vinto le elezioni, nel dicembre del 2016, il PSD ha “il merito” di aver fatto scendere la gente per strada. “Giustizia non corruzione”, ”Uscite fuori di casa, se v’importa”, ”Tudorel, dimissioni”, ”Che la DNA venga e vi porti via”, ”Il PSD, la peste rossa”, questi gli slogan delle proteste. Dall’inizio del gennaio del 2017, queste ultime sono state organizzate soprattutto attraverso Facebook. Il ministro della Giustizia si recherà prossimamente anche in Parlamento per sostenere la propria richiesta di revoca dell'incarico alla procuratrice della DNA. La parola finale toccherà però al presidente della Romania, Klaus Iohannis, che si è sempre detto contrario alle modalità con cui i socialdemocratici stanno cambiando la legislazione nell’ambito giudiziario. Ma non mancano neppure analisi secondo le quali presto lo stesso presidente potrebbe finire nel mirino del PSD attraverso un'ipotetica sospensione dal suo incarico attraverso un voto del parlamento. Tra l'altro l'anno prossimo sono previste le elezioni presidenziali. Di fatto il PSD sta tenendo impegnato il paese in situazioni fortemente conflittuali che occupano tutti i dibattiti televisivi schierati pro o contro il governo di Bucarest. E ora? Dopo la richiesta di revoca fatta dal ministro della Giustizia, il presidente romeno Klaus Iohannis ha intanto preso tempo, dichiarando che a causa della mancanza di chiarezza nei contenuti del rapporto presentato e tenendo conto che la valutazione dell’attività della DNA e del suo management da parte del presidente della Romania diverge da quella presentata dal ministro „si impone un’analisi approfondita di questo documento”. Nei giorni precedenti alla richiesta di revoca il capo della procura anti-corruzione romena Laura Codruța Kövesi aveva tenuto una conferenza stampa nella quale aveva denunciato “l’attacco” contro la giustizia e il tentativo di screditare il Dipartimento anti-corruzione che “non falsifica prove come sostengono i politici”. Tutti gli attacchi che arrivano della sfera politica rappresentano per la Kövesi un tentativo di mettere in ginocchio lo stato romeno e umiliare la società. Negli ultimi anni in seguito al lavoro anti-corruzione svolto dalla DNA oltre 70 politici tra cui ministri e parlamentari sono stati rinviati a giudizio. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-attacco-alla-procura-anti-corruzione-186319

lunedì 19 febbraio 2018

Romania: la riforma della giustizia preoccupa l’UE

La Commissione europea e il Parlamento europeo hanno dimostrato una certa apprensione per la riforma della giustizia di Bucarest. Tra le opzioni in campo quella di condizionare la concessione di fondi europei al rispetto dello stato di diritto 19/02/2018 - Mihaela Iordache Aumentano le preoccupazioni dell’Unione europea nei confronti della Romania, paese membro dal 2007 che nell’ultimo periodo è stato scosso da ampie proteste di strada per difendere – a detta dei manifestanti - l’indipendenza della giustizia dalla politica. Da quando ha vinto le elezioni nel dicembre del 2016, il partito Socialdemocratico ha mostrato grande interesse per il sistema giudiziario, avviando un percorso volto ad un'ampia riforma delle leggi sulla giustizia. Questo ha però spinto decine di migliaia di persone a protestare contro i "politici corrotti" che "vogliono rallentare la lotta alla corruzione" e contestando nello specifico al leader dei socialdemocratici Liviu Dragnea, vero primo ministro ombra, il voler ovviare ai propri guai giudiziari affossando l'indipendenza della magistratura. Negli ultimi anni il paese ha fatto progressi notevoli in tema di anticorruzione. Sono state rinviate a giudizio centinaia di persone tra cui anche parlamentari, magistrati, ministri, manager di aziende pubbliche. E da Bruxelles era stato lodato questo sforzo. Mai come oggi però i rapporti dell'esecutivo rumeno con la Commissione europea e il Parlamento europeo sono stati così tesi. Nelle settimane scorse il ministro romeno della Giustizia, Tudorel Toader, si è recato a Strasburgo dove ha incontrato sia il vice-presidente della Commissione europea Frans Timmermans che gli europarlamentari del Gruppo Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici. Questo avveniva alla vigilia di una sessione plenaria del Parlamento europeo, avvenuta mercoledì 7 febbraio, nella quale un punto all'ordine del giorno è stato dedicato all’“andamento della riforma del sistema giudiziario in Romania e l'eventuale minaccia allo stato di diritto". Secondo il portale di analisi Politico, citato dalla stampa romena, il primo vicepresidente della Commissione europea, Frans Timmermans, avrebbe suggerito al ministro romeno che le proposte di modifiche alle leggi riguardanti la giustizia vengano inviate alla Commissione di Venezia affinché quest'ultima possa esprimere un’opinione al riguardo. La commissione è un organismo consultivo del Consiglio d’Europa che è stato interpellato anche per le modifiche alle leggi sulla giustizia attuate dalla Polonia. Dal canto suo Toader avrebbe argomentato che le modifiche proposte – e quelle in parte già approvate – sono in linea con gli standard europei e che le preoccupazioni europee in merito alla riforma della giustizia nel suo paese sarebbero frutto della disinformazione sulla Romania che vi sarebbe a livello europeo. Proprio per questo Toader ha anche annunciato che presto a breve sarà costituito in seno al suo ministero un dipartimento per migliorare la comunicazione con l'esterno. Rientrato in patria, Toader ha dichiarato di aver fatto chiarezza in merito al sistema giuridico in Romania, alle leggi sulla giustizia, alle modifiche del Codice Penale, alle modifiche circa il conflitto d’interessi e le incompatibilità. “Personalmente, credo che sia stato un bene andare a Bruxelles”, ha dichiarato Toader che però si è detto deluso del dibattito in seno al Parlamento europeo, a suo avviso troppo politicizzato. Alla sopracitata seduta plenaria del Parlamento europeo di mercoledì 7 febbraio hanno preso parte europarlamentari rumeni provenienti sia dall'attuale opposizione che dalla maggioranza che sostiene l'attuale esecutivo rumeno. Traian Ungureanu, del gruppo dei Popolari europei, ha sottolineato che i Socialdemocratici rumeni dichiarano di riformare la giustizia per metterla in linea con gli standard europei ma nelle “norme europee che loro invocano non vi è scritto da nessuna parte che un governo può cambiare le leggi per confezionarsele su misura. E le nostre leggi attuali non vanno bene al governo in carica perché non risparmiano i suoi leader dalla legge”. Per Norica Nicolai, del gruppo ALDE, al contrario “tutti gli emendamenti alle tre leggi sulla giustizia sono stati risposte a problemi e necessità urgenti del sistema giudiziario rumeno, e in linea con gli standard europei” aggiungendo poi che sarebbero stati effettuati “in modo trasparente, per via parlamentare, con il coinvolgimento di tutti coloro i quali dovevano essere coinvolti”. La Nicolai si è poi rivolta in tono polemico nei confronti dell'attuale Commissaria alla Giustizia della Commissione europea, Vera Jurova. ”Che cosa ha fatto quando centinaia di persone sono state mandate abusivamente in carcere e poi assolte? Cosa ha fatto quando moltissimi cittadini sono stati intercettati illegalmente? Quando nei processi sono stati coinvolti i servizi segreti?”. Vera Jurova ha ribattuto ricordando che la Commissione europea ritiene che sia ancora possibile che la riforma della giustizia possa essere migliorata nella direzione di un consolidamento dell’indipendenza e della professionalità del sistema giudiziario romeno, al servizio di tutti i cittadini romeni. Inoltre Vera Jurova ha voluto ricordare l’appello del presidente Juncker e del primo vicepresidente Timmermans affinché si trovi un consenso nel paese per assicurare l’indipendenza del sistema giudiziario e continuare e accelerare la lotta alla corruzione. Se da un lato le autorità di Bucarest continuano a sostenere che Bruxelles non è bene informata, Bruxelles ritiene di esserlo eccome. Lo scorso 24 gennaio, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva chiesto all'esecutivo rumeno di rivedere la riforma della giustizia, mostrando la sua preoccupazione per lo stato di diritto in Romania, dove a suo avviso il potere giudiziario rischia di essere sottomesso a quello politico. La commissaria per le Politiche regionali, Corina Crețu aveva addirittura dichiarato che la Commissione europea stava prendendo in considerazione l’opzione di condizionare la concessione di fondi europei (milioni di euro) al rispetto dello stato di diritto. Durissima era stata in quel caso la reazione del ministro degli Esteri della Romania, Teodor Meleșcanu, che ha dichiarato che legare lo stanziamento di fondi europei allo stato di diritto in Romania sarebbe stata una grave violazione dei principi fondamentali dell’Unione europea. Dall’altra parte, il capo della diplomazia romena, Meleșcanu - un diplomatico di carriera sin dai tempi di Ceaușescu – ha anche ricordato che nel caso dei fondi europei non si tratta di alcuna opera di carità, aggiungendo che sia la Romania che la Polonia – coinvolta anch'essa assieme all'Ungheria sulla questione fondi-stato di diritto - contribuiscono secondo le loro possibilità, ma che comunque i loro contributi all’UE non sono affatto trascurabili. E in questo contesto nel quale emerge sempre più chiaramente un'Europa a più velocità la Romania sembra essere sempre più attratta dal Gruppo di Visegrad (Polonia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca). Molti analisti notano che nell’ultimo periodo la Romania gli è sempre più vicina e cerca contatti con paesi come l’Ungheria o la Polonia. In questo contesto, nei giorni scorsi, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha annunciato che l’Ungheria firmerà un accordo con la Romania per l'importazione di 4 miliardi di metri cubi di gas annui, riducendo in tal senso la propria dipendenza dalla Russia. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-la-riforma-della-giustizia-preoccupa-l-UE-186068

venerdì 19 gennaio 2018

Romania: Viorica Dăncilă, terza premier in un anno

Tre primi ministri in un anno, tutti espressi dalla stessa maggioranza. In Romania è Liviu Dragnea, il presidente dei Socialdemocratici, a fare e disfare i governi 19/01/2018 - Mihaela Iordache La Romania ha per la prima volta un primo ministro donna. Si tratta di Viorica Dăncilă, 54 anni, europarlamentare del Partito Social Democratico, Psd, che dalle politiche del dicembre del 2016 è il principale partito della Romania. Dăncilă - che è anche presidentessa dell’Organizzazione delle Donne del partito - è la terza premier che il Psd nomina in meno di un anno, da quando governa il paese insieme ai liberal-democratici di Alde. L'avvicendamento è venuto a seguito, lunedì scorso, delle dimissioni del primo ministro Mihai Tudose, al quale era venuto meno il sostegno del partito. Tudose era infatti entrato in conflitto con Liviu Dragnea, presidente del Socialdemocratici, dopo aver chiesto le dimissioni al ministro degli Interni Carmen Dan, un fedelissimo di Dragnea. Tudose si può consolare di non essere l'unico premier defenestrato dal proprio partito. Poco prima di lui era stata infatti la volta di Sorin Grindeanu che, pur non essendosi dimesso dopo le pressioni in tal senso arrivate dai Socialdemocratici, aveva dovuto abbandonare dopo che lo stesso parlamento gli ha tolto la fiducia. Dietro questi cambi repentini vi è quindi Liviu Dragnea. È evidente che sia lui a creare e disfare i governi a Bucarest. Non può guidarli direttamente perché la legge non lo permette: ha subito infatti in passato condanne penali ed ha processi in corso. Deve quindi accontentarsi di governare il paese “dall'ombra”. Non è però evidentemente così semplice. Nonostante la schiacciante maggioranza dei Socialdemocratici la coalizione al governo incontra anche opposizione, soprattutto dalle piazze. Solo un anno fa in Romania sono avvenute le più ampie proteste di strada dalla rivoluzione del 1989. Proteste scatenatesi a seguito di un decreto governativo - che andava a riformare parte del sistema giudiziario - la cosiddetta Ordinanza 13 definita dai manifestanti “Salva corrotti”. Chi scese allora in strada denunciava che era un provvedimento adottato in primis per salvare proprio Dragnea. Il decreto è stato poi ritirato anche se il Psd ha proceduto nella riforma delle leggi sulla giustizia ma scegliendo la strada del parlamento. Mercoledì, annunciando la nomina di Viorica Dăncilă, il Presidente della Romania Klaus Iohannis ha dichiarato di aver deciso di dare un'altra possibilità al Psd. Ha poi aggiunto che l'elemento principale di cui tener conto è “l'aritmetica parlamentare” ma che allo stesso tempo il Psd deve dimostrare di governare adeguatamente perché “i romeni hanno grandi aspettative, anche a seguito del fatto che i socialdemocratici avevano promesso molto alle elezioni” e, secondo il Presidente, sino ad ora poco è stato realizzato. Nella Romania targata Psd sono cresciuti stipendi e pensioni, ma anche i prezzi. La crescita economica è la più alta nell'Ue ma il paese rimane il secondo più povero in seno all'Unione. I ripetuti cambi di governo e le “cosiddette “tensioni nel Psd monopolizzano il dibattito politico. Vi è poi il problema della corruzione. Molti sono i politici condannati e molti gli indagati. Tra questi lo stesso Dragnea che per anni è stato presidente del Consiglio della Contea di Teleorman, una delle più povere della Romania. Il Psd gode di un elettorato stabile ma formato sopratutto da persone con serie difficoltà economiche, a partire da quelle che vivono di sussidi statali. Viene favorito da un'opposizione politica debole che non riesce più a crescere. I due principali partiti d'opposizione però - il Partito Nazionale Liberale (PNL) e l'Unione salva Romania (Usr) – chiedono elezioni anticipate affermando che, dato il numero di governi cambiati in un anno, il Psd non è evidentemente in grado di governare. Secondo alcuni analisti il primo ministro uscente, Mihai Tudose, non si sarebbe dimostrato sufficientemente attivo nel sostenere la riforma sulla giustizia. Più garanzie per Dragnea sembrano arrivare da Viorica Dăncilă: provengono entrambi dalla Contea di Teleorman e sono vecchi colleghi di partito. Un anno fa, quando le piazze si riempivano di protestatari, Dăncilă da europarlamentare difendeva nell'aula del Parlamento Europeo la politica del suo partito in materia di giustizia. Tutto questo mentre da Bruxelles arrivavano fermi moniti e inviti affinché le decisioni politiche non incidessero sulle azioni del Dipartimento Anticorruzione (il DNA) guidato da cinque anni da Laura Codruta Kovessi. Quest'ultima è da tempo nel mirino dei socialdemocratici che l'accusano di dare la caccia soprattutto ai membri del Psd e di “fabbricare” dossier di corruzione a loro carico. Nei prossimi giorni la premier designata dovrà formare la sua squadra e presentarla in Parlamento. Dopo il voto d’insediamento, la prima donna primo ministro della Romania inizierà il suo lavoro a Palazzo Victoria, sede del governo. Nell’attesa del voto nel Parlamento, Viorica Dăncilă ha dichiarato che “è importante attuare il programma di governo del Psd, per la Romania e per i romeni” e trattare adeguatamente il 2018, l’anno del Centenario [si ricordano i 100 anni dalla costituzione dello stato unitario romeno, ndr], allo stesso tempo Dăncilă ha sottolineato che occorre prepararsi per il passaggio di consegne della presidenza del Consiglio dell’Unione europea alla Romania, che avverrà il 1 gennaio del 2019. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-Viorica-Dancila-terza-premier-in-un-anno-185414

martedì 16 gennaio 2018

Avvenire,4 gennaio 2018 Mihaela Iordache Record europeo del Pil in Romania, ma anche disparità sociali https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/romania-pil-disparita-economiche I due volti della Romania che richiama i suoi emigrati Una crescita del Pil dell’8,6% nel terzo trimestre 2017: l’ha fatta registrare la Romania, migliore performance dell’intera Unione Europea. Un dato che però nasconde i gravi problemi strutturali di un Paese in cui il rischio povertà colpisce larghe fette della popolazione. Davanti a questi dati economici, con una previsione di aumento su base annua stimata nel 5,7% (e una proiezione del 4,4% per il 2018), non si deve infatti dimenticare che la Romania ha circa quattro milioni di cittadini che sono andati all’estero in cerca di migliori condizioni di vita. Secondo gli economisti, quella di Bucarest è una crescita trainata soprattutto dai consumi, principalmente grazie all’aumento dei salari. Lo stipendio medio mensile ha raggiunto i livelli massimi negli ultimi 10 anni, aggirandosi oggi intorno ai 533 euro. Si guadagna di più nella capitale, e poi a Cluj, in Transilvania. Che la domanda sia in forte rialzo lo hanno capito molte multinazionali: sono decine i centri commerciali (da far concorrenza ai mall americani) sorti recentemente a Bucarest. Ai supermercati non mancano clienti, i prezzi in alcuni casi sono più alti che in Europa occidentale, e continuano a salire: l’inflazione non a caso ha raggiunto il record degli ultimi quattro anni, attestandosi al 3.2%. Con i prezzi cresce il divario tra Bucarest e il resto del Paese. Metropoli di due milioni di abitanti, la capitale ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo. Si sono colorati molti dei grigi palazzi costruiti da Ceausescu; il suo centro storico, Lipscani, è ormai una zona ricercata per le terrazze, i bar e la vita notturna. Ogni anno nella capitale si organizza il festival internazionale di musica classica dedicato a George Enescu, molti sono i festival di teatro e le mostre nei 30 musei. E poi vi sono le più grandi e moderne terme d’Europa, senza trascurare gli ampi parchi. Notevoli investimenti hanno portato alla nascita di cliniche private, che però non sono alla portata di tutti. Bucarest alterna infatti a quartieri nuovi e lussuosi aree più disagiate, in cui prevalgono povertà e degrado, come a Ferentari. Sulla scia della capitale si sono messe le contee di Cluj, Timis, Prahova, Costanza, Brasov e Sibiu. Ma nelle restanti regioni – la Romania è divisa in 41 contee – domina spesso la miseria. Ad esempio, Vaslui, Botosani e Teleorman vedono molta parte della popolazione vivere di sussidi sociali. E in questa fascia del Paese scarseggiano sia gli investimenti pubblici sia quelli privati. A frenare da anni uno sviluppo armonico del Paese sembra essere la corruzione. Non è una semplice coincidenza che la serie televisiva più seguita sia Las Fierbinti – trasmessa dalla tv privata ProTv – nella quale si racconta di un sindaco corrotto che utilizza per scopi personali i fondi destinati alla manutenzione della scuola del paese, mentre il prefetto della contea aspetta ogni mese 'la sua parte' in denaro e spiega al sindaco che pure lui deve dare mazzette più in alto: al partito, ai ministri, ai parlamentari. Un fiction ispirata alla cronaca quotidiana: quasi 1.300 funzionari sono stati rinviati a giudizio lo scorso anno in Romania per reati di corruzione, con un danno di 260 milioni di euro per le casse dello Stato. Tra questi casi anche scandali di alto livello, che hanno coinvolto tre ministri, 17 parlamentari, 16 magistrati e 20 dirigenti di aziende pubbliche. La Romania ha anche i suoi oligarchi condannati, indagati o ricercati per corruzione e spesso legati ai vecchi e agli attuali servizi segreti. Un quadro complesso, dunque, per un Paese che sembra lottare tutti i giorni contro i politici corrotti che frenano il suo sviluppo e contro le ombre del passato. Ed è per questo che dall’inizio dell’anno scorso i romeni scendono in piazza a decine di migliaia per protestare contro le modifiche legislative in tema di giustizia volute dai socialdemocratici al potere, accusati di voler insabbiare le inchieste più scottanti. Recentemente la maggioranza ci ha riprovato: è stata proposta una modifica del Codice che depenalizza i casi di corruzione inferiori ai 200mila euro, permette gli arresti domiciliari per condanne fino a tre anni, riduce tutte le pene e cancella il reato per chi abusa della propria posizione per ottenere favori sessuali. Ciò permetterebbe, come fanno notare molti commentatori, di mettere fine al processo in cui è accusato Liviu Dragnea, leader proprio dei socialdemocratici. La via dello sviluppo e della crescita resta comunque tortuosa, sotto ogni profilo. Nel giugno 2017, alla fine della sua missione a Bucarest come direttore della Banca Mondiale, Elisabetta Capannelli aveva spiegato che dal punto di vista economico la Romania sta meglio ma esistono tuttavia molte debolezze generate dal fatto che gli ultimi anni sono stati dominati da misure pro-consumi mentre poca attenzione è stata dedicata a iniziative in favore degli investimenti e dello sfruttamento dei fondi europei. Dinamiche confermate anche per l’anno appena iniziato: il governo socialdemocratico del premier Mihai Tudose ha annunciato di voler aumentare lo stipendio minimo lordo a 1.900 lei (circa 413 euro), il che significherebbe, secondo quando hanno messo in rilievo gli analisti, superare Lettonia e Lituania (attestate intorno ai 380 euro) e raggiungere l’Ungheria. Il Paese ha peraltro già fatto registrare il più alto indice di crescita del salario minimo nella Ue per il periodo gennaio 2016-febbraio 2017 (circa il 38%). Valentin Lazea, economista della Banca nazionale della Romania, ritiene che uno stipendio minimo netto di circa 300 euro potrebbe essere sostenibile per l’economia e contribuirebbe a ridurre il divario tra ricchi e poveri. La crescita dello stipendio minimo «è stata utile e necessaria in passato», ha spiegato Lazea, ma per il momento, a suo avviso, si dovrebbe rallentare. Lazea ha aggiunto che si è arrivati a un potere d’acquisto che è il 59% rispetto alla media Ue. Nel frattempo, tuttavia, è aumentato il debito pubblico, del 38% negli ultimi 25 anni. Di certo la Romania ha ancora da fare molta strada così come altrettante strade (esistono soltanto 750 km di autostrade): sviluppare le infrastrutture, modernizzare scuole e ospedali, dotare la sanità di strumenti e farmaci adeguati, sviluppare le zone rurali in cui mancano persino le fognature. Bucarest dovrebbe inoltre investire di più sull’infanzia, in un Paese dove – secondo i dati Eurostat – quasi la metà dei minori sono a rischio povertà. Dati confermati di recente dal Collegio nazionale degli Assistenti sociali, secondo i quali ogni sera in Romania 200mila bambini vanno a dormire senza aver mangiato. In base statistiche europee aggiornate a ottobre 2017, il 38,8% dalla popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale, con particolare disagio tra i pensionati. È così che si presenta la Romania: assieme al primato di crescita economica, in Europa ha paradossalmente anche quello, negativo, di diseguaglianze sociali. Ma i paradossi spuntano ovunque. Uno studio della Banca Nazionale indica come circa quattro milioni di persone non lavorano e non cercano un’occupazione, mentre scarseggia la mano d’opera in settori come l’edilizia e la sanità a causa della massiccia emigrazione. Nei giorni scorsi alcuni proprietari di carrozzerie automobilistiche hanno inviato una lettera all’ambasciata di Cina a Bucarest nella quale offrono posti di lavoro pagati tra 500-800 euro al mese più vitto e alloggio a cinesi disponibili a trasferirsi in Romania. Intanto il Paese spera di far tornare i suoi cittadini che si trovano all’estero, e per questo ha attivato il programma sostenuto dai fondi europei Diaspora StartUp: ogni persona che dimostra di aver vissuto per almeno un anno fuori dai confini può ricevere 40mila euro a fondo perduto se, tornando a casa, si impegna ad aprire una piccola impresa e creare almeno due posti di lavoro. Resta da vedere quanti romeni si faranno convincere che sia giunto il momento di rientrare in patria.

mercoledì 13 dicembre 2017

Ricchi e poveri

Una crescita del Pil dell'8,6%: è quella registrata in Romania negli ultimi mesi. Dietro a questo dato – il migliore nell'Ue – si nasconde però un paese con gravi problemi strutturali e dove il rischio povertà colpisce larghe fette della popolazione Mihaela Iordache La Romania è il paese con la più alta crescita economica dell’Unione europea e tra i primi nel mondo. L’Istituto Nazionale di Statistica rumeno ha reso nota a novembre la crescita record nel terzo trimestre 2017: +8,6% del Pil. Di conseguenza anche la Commissione europea ha migliorato le previsioni di crescita economica per il 2017 passando dal 4,3% fornito in primavera al 5,7% attuale (per il 2018 ci si aspetta una crescita del 4,4%). Davanti a questi dati l’AFP non ha tardato a definire l’ex paese socialista ”la nuova tigre dell’UE”. Gli economisti rumeni hanno sottolineato come il dato del terzo trimestre sia dovuto in particolare all'aumento degli stipendi e di conseguenza del consumo. Lo stipendio medio ha raggiunto infatti il valore record degli ultimi 10 anni, attestandosi sui 533 euro al mese. Si guadagna meglio nella capitale Bucarest, seguita da Cluj, in Transilvania. Che il lato della domanda sia sempre più rilevante lo hanno capito anche molte multinazionali: sono decine i centri commerciali moderni (da far concorrenza ai mall americani) sorti a Bucarest. Ai supermercati non mancano clienti ed i prezzi in alcuni casi sono più alti che in Occidente. Bucarest vs. resto della Romania Tutto questo è vero soprattutto per Bucarest, metropoli di circa 2 milioni di abitanti che ha conosciuto negli ultimi anni un notevole sviluppo: si sono colorati molti dei palazzi grigi costruiti da Ceaușescu; il suo centro storico, Lipscani, è ormai un luogo ricercato par le sue terrazze, bar e in genere per la vita notturna. Nella capitale si organizza poi ogni anno con orgoglio il festival internazionale di musica classica dedicato a George Enescu e poi diversi festival di teatro e mostre, nei suoi 30 musei. E poi vi sono le più grandi e moderne terme d’Europa e i grandi parchi. Grandi investimenti privati hanno anche portato alla nascita di tante cliniche private che però non sono alla portata di tutti, nemmeno nella capitale: Bucarest alterna infatti a quartieri nuovi e lussuosi quartieri poveri dove domina il degrado, come ad esempio quello di Ferentari. In Romania si vive meglio e si consuma molto nelle principali città del paese, che comprendono naturalmente la capitale e poi quelle delle contee di Cluj, Timis, Prahova, Costanza, Brasov o Sibiu. Ma nelle restanti regioni - la Romania ha 41 contee - domina spesso la povertà. Quelle di Vaslui, Botosani e Teleorman sono talmente povere che sono in molti a vivere di sussidi sociali. Qui scarseggiano inoltre sia gli investimenti pubblici che privati. Corruzione e stipendio minimo Non è un caso che la serie televisiva più seguita del paese è “Las Fierbinti” - trasmessa da PROtv - nella quale un sindaco corrotto utilizza per scopi personali fondi destinati per le riparazioni della scuola del paese mentre il prefetto della contea aspetta ogni mese “la sua parte” in denaro, spiegando al sindaco che anche a lui tocca dare le mazzette più in alto: al partito, ai ministri, ai parlamentari. Un telefilm che si ispira alla cronaca quotidiana che vede quasi 1.300 funzionari rinviati a giudizio lo scorso anno in Romania per reati di corruzione che avrebbero arrecato un danno di 260 milioni di euro alle casse del paese. Tra questi anche casi di alto livello: 3 ministri, 17 parlamentari, 16 magistrati e 20 dirigenti di aziende statali. A giugno, alla fine della sua missione come direttore della Banca Mondiale in Romania, Elisabetta Capannelli aveva spiegato per Wall-street.ro che dal punto di vista economico la Romania sta bene, ma vi sono tuttavia molte debolezze generate dal fatto che gli ultimi anni sono stati dominati da misure pro-consumo mentre poca attenzione è stata data ad iniziative a favore degli investimenti oppure dell’assorbimento dei fondi europei. Dinamiche sembra confermate anche per il 2018: il governo social-democratico del premier Mihai Tudose ha annunciato di voler aumentare a partire da gennaio 2018 lo stipendio minimo lordo a 1900 lei (a circa 413 euro), il che significherebbe secondo quando hanno messo in rilievo gli analisti sui media rumeni superare Lettonia e Lituania (circa 380 euro) e raggiungere l’Ungheria. La Romania ha registrato comunque il più alto indice di crescita dello stipendio minimo nell’UE nel periodo 1 gennaio 2016-febbraio 2017: circa il 38% di crescita. Valentin Lazea, economista della Banca Nazionale della Romania (BNR), ritiene che uno stipendio minimo netto di circa 300 euro potrebbe essere sostenibile per l’economia rumena e contribuirebbe a ridurre il divario tra ricchi e poveri. La crescita dello stipendio minimo "è stata utile e necessaria in passato”, ha spiegato Lazea per AGERPRES ma, per il momento, sulla questione si dovrebbe rallentare. Lazea ha poi sottolineato che la Romania ha ora un potere d’acquisto del 59% della media UE. Nel frattempo è però aumentato anche il debito pubblico, del 38% negli ultimi 25 anni. Povertà La Romania ha di certo ancora molta strada e strade (il paese ha solo 750 km di autostrade) da fare: sviluppare le sue infrastrutture, modernizzare scuole ed ospedali, dotarli di materiali medici e di medicine, sviluppare le zone rurali dove mancano anche le fognature. Bucarest dovrebbe inoltre investire di più sull'infanzia, in un paese dove - secondo i dati Eurostat - quasi la metà dei bambini (0-17 anni) sono a rischio povertà. Dati confermati anche da quelli resi pubblici di recente dal Collegio Nazionale degli Assistenti sociali secondo cui ogni sera in Romania 200.000 bambini vanno a dormire senza mangiare. Ed è anche per questo che quattro milioni di romeni sono stati costretti ad emigrare per poter assicurare una vita migliore alle loro famiglie. Secondo le più recenti statistiche dell’Eurostat, aggiornate ad ottobre 2017, il 38,8% dalla popolazione romena è a rischio povertà ed esclusione sociale. Del resto la Romania, assieme al primato di crescita economica in Europa, ha paradossalmente anche quello, in negativo, di equità sociale nell'Ue: è infatti su questo tra i paesi europei con i risultati peggiori. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-ricchi-e-poveri-184506

mercoledì 15 novembre 2017

Romania: la corruzione e il vertice dei Socialdemocratici

La piovra della corruzione sembra aver avvolto i suoi tentacoli, in Romania, anche attorno ai vertici del Partito Social Democratico (PSD), il partito principale della coalizione al governo della Romania. Mentre ogni domenica stanno scendendo in piazza migliaia di persone per protestare contro le proposte di riforma, volute dal PSD, all'attuale normativa sulla giustizia, il Dipartimento Nazionale Anticorruzione (DNA) ha notificato nuove accuse all’indirizzo del leader dei Social democratici, Liviu Dragnea. Dragnea, pur non ricoprendo la carica di primo ministro, è considerato colui che a Bucarest fa e disfa i governi. Un uomo politico che sembra non perdere mai la calma, con un tono della voce basso e molto sicuro di sé. Dragnea, che non è divenuto premier a causa di una norma che vieta di ricoprire tale carica a chi ha trascorsi con la giustizia, si è sempre dichiarato una vittima del “sistema parallelo”, di un supposto intreccio tra magistratura e servizi segreti, che il vice-segretario generale del PSD, Codrin Stefanescu, non ha esitato a chiamare nuova Securitate (la Securitate era la polizia politica del dittatore Nicolae Ceaușescu). Liviu Dragnea, che è anche presidente della Camera dei Deputati, è stato chiamato lunedì 13 novembre al Dipartimento Nazionale Anticorruzione. Si è venuto poi a sapere che è indagato per associazione a delinquere, abuso d'ufficio e frode di Fondi europei, per un danno che si aggirerebbe attorno ai 21 milioni di euro. Sottratti milioni di euro La DNA ha reso pubbliche le accuse in un comunicato stampa. Dragnea viene accusato, quand'era presidente del Consiglio della Contea di Teleorman, agli inizi degli anni 2000, di aver costituito un gruppo a delinquere per favorire l'azienda Tel Drum. Si tratterebbe di un gruppo formato anche da funzionari pubblici e uomini d’affari. La Reuters ha rilanciato a livello internazionale le accuse mosse dalla DNA ribadendo che Dragnea è sospettato di aver ottenuto in modo illecito somme importanti ricavate da contratti per acquisti pubblici e lavori pubblici finanziati con fondi interni ed europei. L’inchiesta del Dipartimento Nazionale Anticorruzione ha preso avvio da una nota inviata nel 2016 dall’Ufficio Europeo Antifrode (OLAF) in merito al sospetto di utilizzo illegale di fondi europei per i lavori di ammodernamento delle strade nella contea di Teleorman, nel sud del paese. Il direttore dell’OLAF, Nicholas Ilett, ha dichiarato – secondo l'Agenzia di stampa romena Agerpress - "l’esempio perfetto della collaborazione positiva tra l’OLAF e le autorità nazionali". La reazione di Dragnea In conferenza stampa il presidente del PSD ha respinto tutte le accuse riportate in quello che è ormai il terzo dossier penale a suo nome. Dragnea ha precisato di non aver alcun collegamento con l'azienda TEL Drum e di essere in attesa di verificare le prove che avrebbero in mano i magistrati anticorruzione. Dragnea ha sottolineato che quasi tutti i membri del vertice del PSD hanno dossier penali aperti e che questo è una dimostrazione che si vuole colpire ed affossare il PSD, il principale partito della Romania. I politici romeni non hanno fatto a gara a commentare la situazione del leader del PSD. Molti di loro – sia al potere che all’opposizione- hanno problemi con la giustizia. Spesso fanno scudo in modo bi-partisan in parlamento votando contro le richieste della magistratura in merito alla sospensione dell’immunità parlamentare. Tra le poche reazioni vi è stata quella dell'ex commissario europeo nonché ex premier di un governo tecnico, Dacian Ciolos. Sulla sua pagina Facebook Ciolos ha redatto un post facendo riferimento a precedenti dichiarazioni antieuropee dei sostenitori di Dragnea: “Un nuovo dossier penale che riguarda possibili fatti di corruzione con fondi europei è stato aperto dal DNA su informazioni ottenute dall”Ufficio Europeo Antifrode. Solo ora capiamo meglio perché quelli di Bruxelles sono colpevoli del disastro della Romania, insieme allo stato parallelo, costituito probabilmente da coloro i quali osano indagare sulla corruzione di alto livello”. Il giorno successivo alle rivelazioni della DNA è intervenuto anche il presidente della Romania Klaus Iohannis, attraverso la sua portavoce Madalina Dobrovolschi. Quest'ultima ha sottolineato che in Romania non vi è alcuno stato parallelo e che quest'espressione è stata inventata da chi ha un problema con la giustizia . Draghi e uomini forti La stampa romena si è divisa sulla questione Dragnea. Vi è chi appoggia il leader del PSD, dandogli la possibilità di partecipare a trasmissioni in prima serata, come Romania tv e altri che lo criticano. Su www.adevarul.ro, il giornalista Ion M. Ionita scrive su come “Tel Drum” sia un “drago” che può inghiottire Dragnea e il suo partito. Ma non è affatto scontato. L'uomo forte della politica romena è sostenuto dal proprio partito e dagli alleati dell’ALDE (Alleanza dei liberal democratici), al governo. Il leader dell’ALDE, nonché presidente del Senato, Calin Popescu Tariceanu, ha definito l'inchiesta all’indirizzo di Dragnea come un tentativo di ribaltare l’attuale maggioranza ed ha sottolineato che fino ad una decisione finale della giustizia, ogni persona accusata resta innocente. Intanto l'attuale maggioranza sta in tutta fretta procedendo per modificare le leggi sulla giustizia, accendendo la scena politica romena: in molti, per protesta, stanno scendendo da settimane per le strade. https://www.balcanicaucaso.org/aree/Romania/Romania-la-corruzione-e-il-vertice-dei-Socialdemocratici-184036